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LORMA di Enrico Hüllweck

LORMA di Enrico Hüllweck

Quasi tutta in endecasillabi, la voce poetica di Enrico Hüllweck sembra veramente, come sottolinea Vittorio Sgarbi, attendere una musica di sfondo, capace di accompagnare quel canto intenso e meditato, con il quale l’autore vive o fa rivivere emozioni e riflessioni suscitate in lui dalle realtà incontrate. Molteplici i temi e le figure che ispirano le diverse poesie, ma sono soprattutto due i principali interlocutori dell’anima poetica di Hüllweck: il mondo delle cose che lo circondano e il fascino misterioso della femminilità. Per il poeta hanno anima e voce le pareti e le ombre della sua casa, i libri sulla scrivania, il giardino, le strade, le case, l’acqua dei fiumi e del mare, gli alberi e le stelle, il buio della notte così come la luce del sole e della luna. Ma questo libro, che raccoglie poesie scritte dal 1964 al 2010, è soprattutto dedicato a Lorma, abbreviativo di Lorella Maria, la moglie adorata, alla quale, in poesia, Hüllweck, lascia questo messaggio d’amore:

“Io sarò il mare e tu per me Venezia”.

Cos’è per noi Venezia?

Ti ho raggiunta a Venezia nel tramonto,
come un’onda che corre dietro a un’onda,
entrambe schiave d’uno stesso mare,
che si rifrange e poi si ricompone,
come il concerto della nostra vita,
or tenue, or grave, ora di forte accento.

Cos’è per noi Venezia questa notte?
Acque che il mare batte sulla pietra,
fruste di salso sugli antichi marmi,
dove abbandona il suo ricordo intriso
di bruno muschio e di conchiglie bianche
ogni marea che si rigonfia d’onde
e che a ogni balzo fa più antico il segno,
di Venezia scrivendo il movimento
sopra i muri da tempo addormentati.

E se poi il vento strapperà alle case
veli pudichi di nebbiosa bruma,
nudi mostrando i muri ed i balconi,
così farò di te con le sue vesti:
e baci dai miei occhi avrai nel vento;
bacio sarà il pensiero che ti cerca
e ogni bacio carezza alla tua pelle.

Ti ho raggiunta a Venezia nel tramonto,
quando il sole già tocca l’orizzonte
e il suo rossore va sciogliendo in mare.

Cos’è per noi Venezia questa notte?
Tu sopra il ponte a ritagliare il cielo
con il tuo corpo offerto al desiderio,
magica strega ferma nell’attesa
del ritornare di un incanto antico
e il mare ed io che ti corriamo in contro,
lui carezzando gli argini muscosi
io già cercando dei tuoi occhi il riso.

Forse promette gioia il tuo sorriso,
come filo di fumo all’orizzonte
che di una nave fa pensar l’arrivo;
nave che attende di toccar la riva,
come il sospiro che ti gonfia il seno.
Poi dal tuo corpo nascerà il lamento
che gli amanti sconvolge nella notte
come l’urlo improvviso del gabbiano
che, buio e quiete lacerando, s’alza.
Io sarà il mare e tu per me Venezia.