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Infinite Jest, il romanzo sull’orribile bellezza della vita

Recensione di Roberto Zambon

Ok, ho usato un ossimoro per attirare l’attenzione sempre più sbiadita dei tuoi neuroni, ma ti assicuro che se leggerai Infinite Jest, IL romanzo di David Foster Wallace, la tua vita potrebbe cambiare per sempre. Non è una frase new age, né tantomeno una promessa (vedi il verbo al condizionale). Di fronte alle 1250 pagine di questo poderoso tomo con una copertina tra le più brutte di sempre, dovrai armarti di pazienza e buona volontà. Immagina di trovarti di fronte a una montagna imponente: sappiamo tutti che arrivare in vetta sarebbe una soddisfazione enorme, ma è anche vero che potresti passare momenti di noia mortale, altri di sconforto, altri ancora di confusione… ad esempio quando superi i 4.000 metri e inizia a girarti la testa. Ma la vista da lassù, per quanti vorranno cimentarsi nell’impresa, sarà a dir poco sublime, così come alcuni dei momenti di marcia lungo il percorso. Allora viandante, che aspetti? In marcia!

Di amore, di droghe, di adolescenza… di cosa parla Infinite Jest?

Ok, abbiamo capito che il romanzo di questa recensione è importante, sia in termini di impegno richiesto al lettore sia per quanto riguarda il numero di pagine. Ma di romanzi impegnativi ce ne sono tanti, perché dovresti leggere proprio questo? Per un’infinità di motivi, scusa il gioco di parole. In primis le tematiche. Infinite Jest non ha una trama vera e propria, ma una concatenazione di eventi che toccano le corde più profonde dell’animo umano. L’alienazione dei tempi moderni, la competizione sociale, la dipendenza dalle droghe (qualsiasi tipo di), come anfetamine, cannabis, ma anche sport e programmi televisivi. E poi l’adolescenza, breve e cruciale intervallo di esperienze fortissime in cui si decide l’intero corso degli eventi futuri, magari non solo i nostri ma anche quelli delle persone che abbiamo intorno. Magari. E poi la creatività, analizzata e sviscerata come tutto il materiale presente nel libro. E poi il tennis, descritto attraverso formule matematiche mescolate a passaggi di puro, umanistico lirismo.

Ai contenuti si aggiunge uno stile innovativo, originale, ambizioso. Uno stile tipicamente post-moderno, come-nelle-frasi-tipo-questa-coi-trattini. O come quando l’autore ricorre alle lettere maiuscole per identificare un Certo Modo di Fare o un Qualche Particolare Evento. E questo è solo l’inizio. Una buona fetta del piacere che si prova leggendo il libro dipende dall’uso brillante dell’umorismo, di cui Foster Wallace è un vero maestro. Consapevole di come – nella cultura americana e occidentale in generale – fosse diventato impossibile o quasi trasmettere un concetto o un’idea se non in chiave ironica (ennesima intuizione geniale del libro), Foster Wallace non perde occasione per giocare con l’intelligenza del lettore, stimolando la sua voglia di ridere non soltanto perché la situazione sembra divertente, ma anche perché sotto sotto, se osservata bene, risulta disperata, surreale, irragionevole. Umana.

Nella quarta di copertina è riportata un’affermazione dell’amico Jonathan Franzen, scrittore americano che davvero conosceva bene Wallace tanto da andare a disperdere le ceneri del suo corpo non ricordo più dove, nella quarta di copertina, dicevo, è riportata un’affermazione che suona più o meno così:

Infinite Jest è un’opera davvero spettacolare, capace di intossicarvi con la sua comicità e la sua inesauribile inventiva, ma anche di disintossicarvi con pagine di profonda e lucida tristezza

Se vuoi capire il significato della parola genio, se vuoi vivere un’esperienza diversa dalle abbuffate, dalla tv, dal sesso e dalla stessa lettura, se vuoi confrontarti con una mente folle e sensibile come non ti capiterà mai più di incontrare su questa terra… leggi Infinite Jest e intossicati fino all’ultima pagina. Attento però, non esistono antidoti.